Da Sette-Corriere della Sera del 21 Novembre 2014

VIAGGIARE PEER TO PEER  E SLOW FOOD

Schermata-2014-11-21-alle-11.11.13-e1416566088380[Pubblicato su Sette/CorrieredellaSera del 21 novembre 2014] Siamo la maggioranza, il 60 per cento secondo lo studio di Think with Bit, la Borsa Internazionale del Turismo, e facciamo due vacanze l’anno. Nel Bel Paese e all’estero, come tradizione. Ma quello che sta cambiando, è il nostro modo di viaggiare. Dall’organizzazione al ritorno a casa, racconto delle avventure compreso. Un po’ per istintiva attrazione verso il nuovo (che altrimenti che viaggio sarebbe), un po’ per necessità (leggi tempi di crisi), sta di fatto che, come dirà in anteprima alla Bit2015 Chris Fair, fondatore di Resonance Consultancy, analista leader nel marketing turistico, il conspicuous leisure sta ormai scalzando ilconspicuous consumption: ovvero, meno beni di lusso e più lusso del piacere. Della cultura, della conoscenza, della condivisione di gusti, tradizioni, percorsi. È la nascita delturismo esperienziale, con un occhio ai Millennials (i nati a fine secolo scorso che saranno il 60 per cento dei viaggiatori nei prossimi 5 anni), e un altro ai soliti Baby Boomers, ancora attivi e soprattutto padroni di due variabili importanti: tempo e denaro.

Pronti, si parte. Verso la prossima storia. Una volta ci si chiedeva: «Dove andiamo?». Ora, tolte le bandierine dal mappamondo da esibizione, la domanda è: «Cosa facciamo?». Ché guardare non basta più, ma, in ottemperanza al primo comandamento del peer to peer travel, bisogna partecipare. Dall’Europa all’Oriente. La Malesia, meta esotica in ascesa, invita viaggiatori di tutte le tasche a partire per occuparsi della conservazione delle tartarughe o della reintroduzione degli orangutan, a soggiornare in abitazioni tipiche, e acondividere le attività dei villaggi, dalla raccolta dei cereali alle danze. È un sud est asiatico liberato dalle rigidità dei pacchetti all inclusive e riconsegnato a un’avventura accessibile e sicura. Tramite la piattaforma di Withlocals per esempio, creata da un gruppo di giovani olandesi appassionati di digitale e devoti alla sharing economy, ci si può metterein contatto direttamente con gli ospiti locali e prenotare dai pranzi in casa, sicuri che il menu sarà tipico, ai tour in compagnia di chi spartirà con noi, oltre luoghi segreti, momenti di vita. Ma l’esotismo, soprattutto umano, è anche dietro l’angolo. Alla Sacchia Art Farm di Borgo Pace, nelle Marche, tra agricoltura bio, recupero delle culture locali, si va per imparare dagli artisti e artigiani residenti a realizzare da documentari a preparazioni erboristiche. Il Rifugio la Pavoncella, nell’Alta Langa, è invece un tributo alla sharing holiday. Le famiglie ospiti condividono, in autogestione, spesa, organizzazione di degustazioni e shopping gastronomico, e programmazione delle escursioni su Defender accompagnati da “gente del posto”, come dicono i proprietari. Entrambe le strutture fanno parte della community diDestinazione Umana: «In meno di sei mesi il numero di strutture con questa accoglienza innovativa è raddoppiato e ogni mese riceviamo centinaia di richieste» dice la fondatrice Silvia Salmeri. «Sono uomini e donne tra i 25 e i 40 anni con livello culturale alto e che, oltre a relax e natura, vogliono incontrare persone che abbiano qualcosa da raccontare». Vogliono sedersi intorno a un tavolo e scambiare esperienze, a volte consigli, spesso spazi e visioni. Comuni.


Condividere, partecipare, incontrare. Il galateo della nuova ospitalità. 
D’altra parte sugli assunti della sharing economy, “Quello che è mio e tuo” e «Si può fare di più con quello che si ha già, basta condividerlo”, Airbnb ci ha costruito una fortuna. «Finora, gli italiani che hanno messo a disposizione la propria casa o un pezzo di essa sono 89 mila, diventando, quest’anno, terzi al mondo per annunci attivi. Quelli che hanno utilizzato invece Airbnb per soggiorni dentro i confini, quasi 200 mila», dice Matteo Stifanelli, country manager di Airbnb Italia. E’ chi non ha tempo di dedicarsi a questa attività che in prima persona diventa sempre più impegnativa richiedendo continua formazione ci sono società come Mediterranea Locazioni Brevi Internazionali che fa tutto per te. Prepara, affitta e gestisce la tua casa per ospiti internazionali con un approccio professionale e sicuro ma con la genuinità che fa apprezzare da un’altra prospettiva il nostro bel paese, spiega William Hay co-fondatore del gruppo Mediterranea operativo in tutta Italia ed in fase di espansione in Europa.

E, ogni notte, nel Bel Paese, sono 12 mila le persone che dormono in case di estranei. Chi pensa a un’attitudine vagamente bohémien, si sbaglia. novasolprovenceNulla è più verificato degli spazi a diposizione nel sito o degli ospiti che in esso navigano. Assoluta corrispondenza tra identità on line e off line, garanzie sullo spazio sino a 700 mila euro, assistenza in 16 lingue 24 ore al giorno, e, ogni anno, hospitality class per imparare come diventare un ospite perfetto. Un fenomeno, questo, che ha portato le catene alberghiere a ripensare in termini partecipativi l’ospitalità classica. Invitare alla condivisione delle politiche di sostenibilità è il primo passo. Chiedere collaborazione nella gestione dei consumi di acqua e luce, ridurre al minimo l’invadenza della reception e aumentare l’autogestione nei servizi, in camera e nella lounge, è il secondo. Il terzo, giocare al braggie, il selfie dai luoghi di vacanza. Così, può capitare che, all’ingresso di un Moxy Hotel (il primo della catena è stato da poco aperto a Milano, ma entro il 2016 saranno a Monaco, Francoforte, Berlino, Oslo, Aberdeen e Londra), venga fornito un hashtag da usare ogni qualvolta si fa un autoscatto in camera poi caricato sui social network. Modello Louvre o National Gallery insomma, anche se, alla fine, è solo un albergo. Forse.

La principale motivazione che sta dietro la scelta di una meta è, dati alla mano, il cibo. SecondoPangea Network, l’attuale 66 per cento che mette l’enogastronomia come ingrediente base del viaggio è destinato ad aumentare. Ma, ancora, non si tratta di andare a “mangiare lontano” o a seguire passivamente percorsi di degustazione. Significaimparare a coltivare prodotti locali, partecipare a corsi di cucina, aiutare popolazioni a preservare tradizioni autoctone. Così, anche le classiche mete tutte spiagge bianche e mare cristallino si adeguano. Alle Isole Vergini Britanniche per esempio, non bastavano i fenicotteri di Anegada o le piscine naturali di Virgin Gorda e, da novembre, ecco la prima edizione di BVI Food Fete, il Festival dei Sapori Caraibici istituito per allietare i turisti con lezioni di barbecue, sfilettatura di pesce, preparazione della tipica aragosta spinata e salsa creola. InRepubblica Dominicana, sono le Rutas di prodotti come zenzero, cacao, o caffè, ad aver incrementato, e diversificato, un turismo fedele alla formula villaggio. Da Samanà a San Francisco del Macorìs, escursioni tra i campi con i coltivatori, visite guidate per prendere parte e assistere alla raccolta dei frutti, all’estrazione delle fave, all’essiccazione o al confezionamento del cacao. Più vicino a noi, destinazioni come l’Istria,si sono destagionalizzate grazie a percorsi enogastronomici super organizzati, mentre nel Bel Paese, dove la buona tavola è scontata, si cercano esperienze speciali. Come esser accompagnati al mercato del pesce per scegliere i prodotti dallo chef Giovanni Puglisi deLa Plage Resort di Taormina, o come apprendere dalle mani di Luigi Tramontano l’arte della pizza napoletana tra le vetrate liberty e i mobili originali di Ernesto Basile del Grand Hotel Excelsior Vittoriadi Sorrento.

La scoperta d’altra parte è solo un diverso punto di vista. E un punto di vista nuovo l’ha regalato la crisi economica che, nel bene e nel male, ha fatto ripensare quel turismo muscolare tutto numeri e alte performance a cui eravamo abituati. Città più piccole, destinazioni più vicine, diversi, e più lenti, mezzi per spostarsi da un luogo all’altro. E chissà se in questo approccio slow non si possa riscoprire una versione più autentica del viaggio. Nelle località di montagna, le piccole stazioni sciistiche stanno cominciando ad avere la meglio su quelle che gridano a gran voce i record di chilometri di piste. Paesini come Braies o Villabassa in Alta Pusteria (che pure il 29 novembre inaugurerà il collegamento sciistico Monte Elmo-Croda Rossa) vivono di silenzio e panorama. A Versciaco, dal 14 dicembre, si potràarrivare in treno e di lì, direttamente alle piste o, con una navetta, a Sesto e Plan de Corones. Giusto per non disturbare la Montagna.

Che è poi la filosofia del numero sempre più importante di SLONS (Snow Lovers No Skiers): quelli che sulle vette ci vanno non per sciare ma per godersi saune, ciaspolate e ossigeno e che, secondo i dati dell’Osservatorio Italiano del Turismo Montano, porteranno 268 milioni di euro a chi saprà adeguarsi al loro ritmo. Di certo, tutta Europa si sta adeguando ai ritmi di chi si muove in bicicletta. Un esercito in crescita che, entro il 2020, conterà 60 milioni di viaggi ogni anno per un fatturato di 7 miliardi di euro. Molto dipenderà dal completamento della rete di percorsi ciclabili di EuroVelo, ma già adesso, cicloturismo non è solo Olanda. Migliaia sono i chilometri tra Londra, Roma e Brindisi, da Capo Nord ad Atene, dal Mare di Barents al Mar Nero. E slow significa soprattutto turismo verde che, in Italia, anche quest’anno ha segnato un incremento del 3 per cento. Fresco di costituzione, l’International Garden Tourism Network è una piattaforma che, per la prima volta, riunirà tutti i protagonisti del settore, dalla Conferenza di Metz Jardins Sans Limites al network inglese di Going Gardens. Fino ai rappresentanti dei Kew Royal Gardens, del nostrano Castel Trauttmansdorff di Merano o del Miracle Garden di Dubai. Obiettivo: far scoprire mete accessibili, vicine, per tutte le tasche e per tutte le età.

Di Manuela Mimosa Ravasi

lente«Più la sua proprietà sarà pronta ad accogliere i clientie più essi si sentiranno a casa, torneranno e vi raccomanderanno ad amici e parenti.» M. Serafin, Talent properties Mediterranea.